Eremo di San Gallo

di Martedì, 29 Aprile 2014 - Ultima modifica: Martedì, 25 Novembre 2014
Immagine decorativa

Una suggestiva passeggiata tra le campagne della Val di Non con scorci panoramici sul lago di Santa Giustina, conduce, partendo dal promontorio detto del “Castelaz”, attraversando la cosiddetta “Via del Fer”, all’antico eremo di San Gallo, protetto da una grotta sulla sponda sinistra del torrente Pescara.
S. Gallo è uno dei cosiddetti santi dell’orso, come San Massimino, San Corbiniano e San Romedio. All’epoca l’orso era infatti insediato anche nelle nostre zone, non solo nei pressi del Brenta, come oggi.

La stima ampliamente diffusa nell’occidente cristiano per la vita eremitica, è attestata, al di là della letteratura ecclesiastica, da molta parte della poesia cavalleresca: in tutti i poemi della ricerca del Graal, Parsifal incontra sempre un eremita, re Artù fa sedere saggi eremiti alla sua tavola rotonda, e così via.
In Valle di Non si hanno molti romitori: San Romedio, Santa Giustina, San Gallo, Palù di Coredo; eremo ospizio è anche Santa Emerenziana, all’imbocco della Valle di Tovel.
S. Gallo scelse di vivere a contatto con la natura, in luoghi che noi oggi definiremmo aspri, selvaggi e inospitali, ma che allora erano ritenuti degni di considerazione in quanto ripetevano le condizioni di vita dei Padri della Chiesa, di quanti avevano vissuto, all’inizio della cristianità, in caverne o capanne all’aperto, con le bestie del bosco, nutrendosi di erbe, esposti al freddo e all’arsura, lontano dagli uomini, soli con Dio.
L’eremo di San Gallo era costituito di una chiesetta molto semplice consistente, aveva annotato Simone Weber in un suo studio del 1911, in un’abside circolare col’altare ed una navatina rettangolare coperta da semplice tavolato. Alla chiesetta era annesso l’eremitaggio, di cui si parlava già in documenti del XV° secolo.
Con un atto del 08 dicembre 1478, i vicini di Cagnò pregano il Vescovo di investire del romitorio il cappellano di Arsio, Giacomo Nassimbene, ma il pievano di Revò lo darà ad altra persona. Nel 1479 altro documento di protesta al Vescovo, e nel 1491 il Vescovo concede il romitorio della cappella di San Gallo ad un prete delle diocesi di Metz.
Furono moltissimi gli eremiti che decisero di vivere a San Gallo e che San Gallo ospitò.
Nel 1579 gli atti visitali ci dicono però che il luogo era mal custodito, la cappella minacciava rovina e la casetta era aperta alle capre. 
Nel 1616 ci si accorge che manca il crocefisso all’altare, che non c’è più un prete stabile e che i paramenti sono custoditi a Revò. 
Gli atti visitali del 1742, dopo aver notato grosse fessure nella facciata, il tetto fradicio ed i muri cadenti attestano che l’eremita dormiva solo una o due volte la settimana all’eremo. Nelle stagioni d’inverno, autunno e primavera abitava qualche volta a Cagnò, qualche volta a Revò e qualche volta a Romallo.
I visitatori scrivevano così al parroco di Revò: I romiti di San Gallo a tutt’altro pensano ai doveri del proprio stato e stando per lo più lontani dal romitorio non hanno che l’abito che li distingue dall’esteriore dai secolari. Riguardo poi, a Fra Stefano Martinelli, si intenderà privato dell’abito se in avvenire non dormirà nel refettorio e non si asterrà dal frequentare le osterie.
Il fenomeno dell’eremitismo, fiorente nel XVI° secolo, si va indebolendo ovunque.
Per San Gallo, gli atti visitali del 1766 dicono che il romitorio è vacante e ridotto simile ad una spelonca di ladri e per questo ne consigliavano la demolizione, perché non avesse a servire da rifugio ad assassini e malviventi.
La chiesa era in condizioni deplorevoli. Per qualche tempo continuò ad essere officiata una volta all’anno, ma poi, trascurata e spogliata.
Attualmente, l’eremo è visitabile percorrendo un sentiero da poco bonificato, che permette di raggiungere in sicurezza quanto resta dell’antico romitorio.

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